Bruno Vignini

Testimonianza sulla vita e la carriera di Bruno Vignini della moglie Giulietta

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Bruno Vignini è nato a Borgo S. Lorenzo il 14 agosto 1922. Una famiglia numerosa, nella quale tutti erano amanti della musica. La madre Letizia, una bella voce di soprano, cantava nel coro parrocchiale, il padre Angelo, parrucchiere, e quattro fratelli: Sergio, Giancarlo (ottimo strumentista morto precocemente all’età di trent’anni stroncato da un infarto), Carla e Graziella.

Da piccolo, Bruno frequentava assiduamente la bottega del babbo dove si divertiva a sfogliare i giornali. Un giorno, su una di quelle pagine, vide la fotografia di un violino: se ne innamorò e manifestò a suo padre il desiderio di poterlo suonare. Il babbo assecondò la sua passione e, non senza sacrificio, fece arrivare un violino dalla Germania. Quel piccolo strumento è conservato tutt’oggi con affetto da Giulietta, in bella mostra nel salotto della loro casa di Firenzuola. Il bambino dimostrò di possedere stoffa e talento musicale. Guidato dal maestro Silvano Sardi e da un altro musicista locale, imparò la teoria ed il solfeggio musicale e fece importanti progressi con il violino; quasi contemporaneamente iniziò con successo anche lo studio della tromba. All’età di 18 anni Bruno conobbe Giulietta presso una festa in una famiglia, dove si trovava a suonare con altri musicisti. Lei aveva 15 anni. Fu un colpo di fulmine. I due s’innamorarono e si fidanzarono. Soltanto per vedere Giulietta, lui veniva da Borgo S. Lorenzo alla Traversa (dove risiedeva la famiglia Margheri, originaria di Borgo S. Lorenzo, per motivi di lavoro del padre) in bicicletta.

Intorno al 1940 sostenne brillantemente l’esame di ammissione al Conservatorio di Firenze, tuttavia la chiamata alle armi interruppe la sua carriera. Si arruolò nei Carabinieri ed entrò nella banda musicale, ma a causa della guerra fu destinato al fronte greco. Le dolorose vicende del conflitto mondiale lo condussero alla terrificante esperienza della detenzione presso il campo di concentramento nazista di Halle (sottocampo di Buchenwald – Germania orientale). Ad Halle Bruno rimase prigioniero circa tre anni, fu sottoposto a lavoro forzato e a dure privazioni: soffrì la fame, dimagrì moltissimo e rischiò, come tutti gli internati, di morire per gli stenti patiti. Un giorno, lavorando ad una pressa meccanica in condizioni d’estrema debolezza, subì un gravissimo infortunio alla mano nel quale perse due dita e la falangetta in un terzo dito. Il dolore di Bruno, fisico e psicologico, fu tremendo e pianse a lungo: era un ragazzo al quale era stata rovinata la vita ed immaginò che, se anche fosse sopravvissuto a quella folle tragedia, non avrebbe più potuto suonare. Perfino in quei drammatici momenti, il suo primo pensiero si rivolse a quello che era la sua vita e il suo destino: l’amore per la Musica. Fu condotto in un ospedale militare tedesco e quell’ incidente si rivelò in breve la sua salvezza: i suoi compagni di prigionia, infatti, furono tutti fucilati dai tedeschi nel campo di Halle prima dell’arrivo degli alleati.

Per l’immensa gioia dei suoi cari che da anni non avevano più notizie di lui, fece ritorno a Borgo S. Lorenzo nel giorno della Festa del Santo Patrono (S. Lorenzo – 10 agosto 1945). Riprese forza fisica e la gioia di vivere che le ultime tragiche esperienze gli avevano tolto. Soprattutto: ricominciò a suonare ed insieme ad alcuni amici musicisti di Borgo S. Lorenzo fondò una piccola orchestra con la quale si esibiva nei locali del Mugello. La storia d’amore con Giulietta subì un’interruzione: Bruno pensava che durante la guerra lei si fosse dimenticato di lui, ma questo suo sentimento era stato il frutto di un equivoco legato alle lettere che lui le aveva inviato dal fronte e lei non aveva mai ricevuto. Giulietta tornò a cercarlo e i due ritornarono insieme. Dopo vari anni di fidanzamento, si sposarono nel 1951 presso la Chiesa della SS. Annunziata di Firenzuola. Nel frattempo, un piccolo impresario fiorentino si accorse che quell’orchestra avrebbe potuto calcare ben altri palcoscenici e cominciò ad organizzare serate in importanti locali fiorentini: Circolo dei Ferrovieri, Parterre, Circolo dell’Amicizia…

Nacque così il complesso “I Cinque Ciro’s” . Il nome del gruppo fu una sorta d’omaggio al pianista, Ciro Nanni, sostituito in seguito da Italo Iodice. Il sassofonista, clarinettista e cantante del gruppo, Mario Recati, intanto, s’innamorò e si sposò con la sorella di Bruno, Carla. Tutti i componenti del gruppo lavoravano di giorno e suonavano la notte, ma l’incontro con il M° Piero Bentivoglio, uno dei più importanti manager dell’epoca, cambiò la vita dei cinque musicisti e delle loro famiglie. Bruno, con grande preoccupazione della moglie Giulietta (“piansi una notte intera quando Bruno me lo disse…”), lasciò il lavoro e si dedicò a tempo pieno alla carriera musicale. Bentivoglio li fece suonare nei più importanti locali italiani: “Esedra” a Bologna, “Portadoro” a Milano, “Trocadero” a Torino, “La Cambusa” a Genova, “La Casina dei Fiori” a Napoli, “Chez Moi” a Firenze, “Antico Martini” a Venezia, “Eden Rock” a Riccione, Casinò di Saint Vincent e San Remo, il celebre “Victor” di Roma, dove “I 5 Ciro’s” – Bruno Vignini (violino/tromba/voce)/Franco Conti (contrabbasso)/Carlo Micheli (batteria)/Mario Recati (sax/clarinetto/voce)/Italo Iodice (pianoforte) – conobbero Alberto Sordi, Mike Bongiorno, Tony Dallara, Renato Rascel, Ginger Rogers… E poi a Salsomaggiore, Montecatini, Capri, Sorrento, Aci Trezza.. A Torino, Bruno venne a contatto con il jazz di avanguardia, frequentando come ascoltatore i concerti di un giovanissimo Enrico Rava che conobbe personalmente. Quando il grande trombettista fu chiamato a Firenzuola nel 2002 dalla Scuola di Musica “D. Vettori Liutaio” per tenere un concerto, i due musicisti si sono reincontrati nella sacrestia della Pieve di Cornacchiaia, rievocando in un’amabile e nostalgica conversazione la Torino di un tempo. All’estero “I Ciro’s” hanno suonato in Spagna, Montecarlo, Lussemburgo, Olanda, Svizzera, Germania e soprattutto, alternandosi all’orchestra di Renato Carosone, presso l’Albergo “Il Commodoro” di Beirut, in Libano. Sono apparsi varie volte alla RAI, con Nunzio Filogamo”(“La Bacchetta d’Oro”), Renato Rascel e sono stati ospiti anche della tv nazionale olandese. Hanno inciso per la prestigiosa etichetta FONIT CETRA.

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i 5 Ciro’s
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i 5 Ciro’s

Le sopraggiunte esigenze familiari dei componenti del gruppo (Mario Recati, per esempio, soffriva la lontananza per lunghi periodi dalla famiglia), la stanchezza per i continui trasferimenti delle consorti, unite all’avvento delle nuove tendenze e gruppi musicali (“i capelloni del rock ‘n roll” li ha definiti Giulietta) portarono allo scioglimento del complesso.

Bruno iniziò a lavorare all’Ispettorato del lavoro a Firenze, ma ogni fine settimana, insieme alla moglie si recava a far visita al cognato Giulio, fratello di Giulietta che viveva a Firenzuola. Bruno non amava vivere in città. Preferiva la tranquilla vita del paese di campagna; anche Borgo S. Lorenzo era troppo grande per lui. Così convinse Giulietta a trasferirsi definitivamente a Firenzuola nel 1980.

Nel piccolo paese strinse amicizia con Marino Diani, il quale gestiva un negozio di cartoleria; quest’ultimo chiese all’amico di insegnare la musica a suo figlio Gabriele ed egli accettò. Faceva lezione a Gabriele nel retrobottega della cartoleria. Un giorno, casualmente, entrò in negozio la mitica Suor Emiliana che sentì il suono del violino proveniente dall’altra stanza e, con provvidenziale intuizione, chiese a Marino di tentare di convincere il Maestro Vignini ad insegnare musica presso l’Asilo “Gesù Buon Pastore”. Bruno accettò con entusiasmo e nacque così la Scuola di Musica “Gesù Buon Pastore” con un primo gruppo di circa 20 ragazzi. Era il 1974. Io ero tra quei bambini e rileggendo questa storia mi sembra quasi di essere tra i protagonisti di un destino scritto da qualche parte. In seguito Bruno fondò il Coro virile “La Rocca” e diresse il Coro parrocchiale per moltissimi anni, oltre a collaborare con la scuola elementare, presso la quale ha portato avanti numerosi progetti educativi. E’ stato consigliere nel primo Consiglio direttivo dell’Associazione e ha contribuito, con la sua esperienza e la sua opera d’insegnamento, ad avviare anche la Scuola di Musica “Dario Vettori – Liutaio”. Ci ha lasciato il 20 febbraio del 2010.

Quest’uomo abitudinario, dall’apparenza elegante e normalissima, con la sua Gazzetta dello Sport nella tasca della giacca, l’irrinunciabile partitina a carte con gli amici, ha vissuto una vita straordinaria e avventurosa, una vita da artista. Ha avuto la forza di ricominciare anche in momenti difficilissimi, sorretto dalla sua forza d’animo, dalla sua passione e da una voglia di costruire impareggiabili. Grazie a Giulietta per averci fatto partecipi della sue memorie. Molte di esse sono state una piacevole ed emozionante scoperta per tutti noi. E grazie tante anche a te, caro Bruno.

Testimonianza raccolta da Francesco Santoro.

Questo articolo è tratto dal volumetto “Una storia ventennale… e anche di più”, che abbiamo redatto e pubblicato lo scorso anno per festeggiare il ventesimo compleanno della Scuola di Musica.

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